Il periodo Tokugawa (1603-1868)

Ieyasu Tokugawa

Ieyasu Tokugawa

Ieyasu Tokugawa, divenuto Shōgun, stabilì la sede del suo governo a Edo (l’odierna Tōkyō). Abile guerriero e brillante uomo politico, egli pose le basi di uno stato solido, protezionista e ben organizzato che resterà pressoché immutato per oltre due secoli. Ieyasu cercò subito di porre un forte freno al potere dei daimyō in modo da garantire la supremazia militare ed economica al bakufu (governo centrale) e scoraggiare eventuali rivolte inibendo anche l’opposizione politica attraverso lo sterminio della famiglia di Hideyori (figlio di Hideyoshi Toyotomi).
Estremizzò inoltre la separazione tra la classe dei samurai e quella dei contadini e si assicurò che la popolazione civile non potesse possedere armi né essere addestrata al loro utilizzo.
Procedette quindi alla confisca di numerosi terreni giungendo ad attribuire al governo centrale un numero tale di possedimenti da accentrare almeno un quarto della produzione totale di riso di tutto il Giappone.
Sottopose i daimyō a strettissimo controllo, sia ricorrendo allo spionaggio che obbligandoli a risiedere periodicamente alla corte shōgunale di Edo mentre i loro parenti prossimi erano costretti a risiedervi perennemente. Anche la corte imperiale fu sottoposta alla sorveglianza costante dei funzionari shōgunali delegati a Kyōto.
Iyeyasu e i suoi successori isolarono completamente il Giappone dal resto del mondo provvedendo contestualmente ad espellere tutti gli stranieri con eccezione di pochi mercanti cinesi e olandesi ammessi a commerciare con l’intermediazione di funzionari shōgunali. I Giapponesi non potevano espatriare sotto pena di morte e la navigazione oceanica fu resa praticamente impossibile attraverso una limitazione imposta del tonnellaggio delle navi mercantili.
Le ragioni di questa scelta radicale in politica estera non sono chiare. Probabilmente si temeva una diffusione eccessiva del cristianesimo nell’isola di Kyūshū e nelle regioni occidentali, quelle considerate meno legate dalla fedeltà allo Shōgun e le stesse che traevano maggiori profitti dal commercio con l’occidente.
I successori di Ieyasu inasprirono ulteriormente le misure protezionistiche che sfociarono anche in vere e proprie persecuzioni religiose contro i cristiani in Giappone.
Nel 1637 scoppiò nella penisola di Shimabara una rivolta tra la popolazione convertita al cristianesimo che terminò con l’uccisione di 37 mila persone.
Ad ogni modo si può affermare che per il Giappone il periodo Tokugawa costitusce un lungo periodo di pace, di relativo ordine e di progresso economico.
Nel corso del 1600 la produzione agricola ebbe un forte incremento a causa del miglioramento delle tecniche di coltivazione e di irrigazione nonché della bonifica di nuovi terreni.
Di conseguenza si innalzò il tenore di vita e la domanda di nuovi prodotti favorì la diversificazione delle coltivazioni. In tale fase aumentarono però anche i prezzi dei beni di prima necessità con conseguente ulteriore impoverimento dei ceti meno abbienti e dei samurai di rango inferiore i cui salari erano fissati in termini di quantità di riso, mezzo di pagamento che andava progressivamente perdendo il proprio valore.
In questo periodo vi fu anche un notevole sviluppo urbano con la costruzione di città intorno ai grandi castelli che i vari daimyō avevano iniziato a costruire a partire dal periodo Azuchi-Momoyama e che, una volta persa l’importanza militare, erano diventati sede dell’apparato amministrativo dei signori locali. Nelle vicinanze dei castelli vivevano un gran numero di samurai, le cui esigenze logistiche avevano attirato commercianti e artigiani.
All’inizio del 1700 il paese aveva un tasso di urbanizzazione tra i più alti nel mondo.

La stessa sede dello shōgunato, Edo, che nel 1590 era un piccolo villaggio di appena un migliaio di abitanti, visse una crescita esponenziale in quanto venne rapidamente popolata da militari e funzionari amministrativi, oltre a divenire la sede delle sontuose residenze dei daimyō e il centro tributario dello shōgunato.
Ad Edo si crearono così le condizioni per la formazione di un centro di consumo e di cultura in cui convivevano ricchi borghesi in cerca di piaceri mondani e eruditi samurai, studiosi di storia, politica, poesia e antichi testi classici.
Questo periodo di prosperità e di sviluppo artistico e intellettuale culminò con l’era Genroku (1688 – 1704) in cui, per la prima volta nella storia del Giappone, si assiste alla nascita di una cultura guidata dai gusti non della nobiltà o della classe militare ma di una borghesia ricca e colta.
Agli inizi del 1700 le tre maggiori città del Giappone, Edo, Kyōto ed Ōsaka, assunsero la dimensione di metropoli.
Proprio in questo periodo però cominciano a manifestarsi i sintomi della crisi che avrebbe portato, a breve, al crollo del bakufu. Le ragioni di questa crisi, numerose e complesse, possono essere riassunte con la considerazione che il governo centrale dello Shōgun, paradossalmente, non riuscì ad adattarsi a quei profondi cambiamenti economici e sociali che esso stesso aveva contribuito a generare.
Le prime avvisaglie di crisi si manifestarono in campo economico. Proprio quando il Giappone si stava avviando a diventare un’economia proto-industriale e mercantile, la politica dello shōgunato continuava a considerare l’agricoltura come la principale fonte di ricchezza e le sue misure nei confronti del commercio e dell’industria restavano parziali, inadeguate e spesso contraddittorie. La stessa rigida divisione in feudi era diventata un inutile ostacolo a un’economia che ormai aveva raggiunto scala nazionale.
Anche la politica di isolamento, seppure non assoluta, era diventata un forte limite. Nonostante gli shōgun avessero permesso un commercio molto limitato con la Cina, la Corea, le isole Ryūkyū, gli Ainu e gli olandesi, questi scambi erano insufficienti per quella che si stava trasformando in una economia industriale.
Già dal XVIII secolo in alcuni ambienti intellettuali si affermò la convinzione che la politica di isolamento fosse nociva e che il Giappone dovesse promuovere scambi sia commerciali che culturali con l’estero. Di questo parere era anche lo shōgun Yoshimune (1716 – 1745) che promosse lo studio dei testi scientifici occidentali, in particolare olandesi. Purtroppo però i suoi successori dimostrarono di avere su questo punto idee decisamente meno evolute e questa tendenza non fu più incoraggiata.
Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 la politica protezionistica del Giappone si scontrò con le crescenti pressioni da parte dei paesi occidentali che, a causa dei crescenti interessi politici e commerciali in estremo oriente, iniziarono a inviare in Giappone richieste per allacciare relazioni diplomatiche e commerciali.
Dapprima il bakufu si limitò a rifiutare le richieste di incontro con gli emissari occidentali, ma nel 1825 emise un editto che ribadiva l’ordine di sparare a vista su ogni nave straniera che si fosse avvicinata alle coste nipponiche. Solo nel 1842, anche in seguito alla sconfitta della Cina da parte dell’Inghilterra nella Guerra dell’Oppio (1839), il bakufu decise di revocare l’editto del 1825.

Il Commodoro Perry in Giappone

Il Commodoro Perry in Giappone

La fine della politica di isolamento del Giappone fu tuttavia dovuta alla determinazione degli Stati Uniti che nel 1853-54, dopo un tentativo fallito nel 1845, riuscì, inviando quattro navi da guerra guidate dal commodoro Matthew Perry, ad ottenere un trattato che concedeva agli americani il permesso di commerciare con il Giappone attraverso l’accesso a due porti. A tale accordo seguirono trattati analoghi con Inghilterra, Russia e Olanda.
Il governo dello Shōgunato fu spaccato da polemiche visto che il cambiamento di linea nella politica estera venne interpretato nel Paese come un cedimento e offrì agli oppositori dello shōgunato il pretesto per tentare di restaurare un governo imperiale diretto.
Così nel 1863 le batterie costiere di Satsuma e Chōshū bombardarono alcune navi americane che risposero duramente al fuoco.
L’opposizione agli stranieri ora non era più dettata da un sentimento xenofobo ma semplicemente dal desiderio di mettere in ulteriore difficoltà il bakufu portando il Paese in uno stato di guerra civile.
Nel 1864 le forze di Chōshū attaccarono l’esercito dello shōgun a Kyōto sconfiggendolo. Gli scontri continuarono fino al 9 novembre 1867, quando l’ultimo shōgun Yoshinobu si dimise, consegnando il Paese all’autorità dell’Imperatore Mutsuhito (Meiji) allora solo quindicenne.

L'autore

Marco Forti

Facebook Twitter Google+

Maestro di Karate e Reiki. Insegna Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu (sistematizzazione didattica moderna dei metodi di combattimento storici di Okinawa che hanno dato origine al karate classico, disciplina interamente finalizzata all’autodifesa) e Usui Reiki a Cesena.