Il periodo Taishō (1912-1926)

L'Imperatore Yoshihito

L’Imperatore Yoshihito

Il 30 luglio del 1912, alla morte di Mutsuhito, si chiuse ufficialmente l’era Meiji e con l’ascesa al trono dell’Imperatore Yoshihito si proclamò ufficialmente l’apertura dell’era Taishō (Taishō-jidai significa letteralmente periodo della grande rettitudine).
Il nuovo sovrano, era però estremamente diverso sia nell’aspetto che nella personalità dal suo carismatico predecessore, soffriva di pesanti problemi neurologici derivanti principalmente da una meningite di cui aveva sofferto a poche settimane dalla nascita e, per questo, venne tenuto il più possibile lontano dalla scena pubblica.
Dopo il Rinnovamento Meiji e la vera e propria rivoluzione sociale, la politica del paese si era però consolidata e tra i partiti politici si era creato un sistema di equilibri, fortemente basato sul compromesso, che garantì anni di stabilità e alternanza delle maggiori forze partitiche sul controllo dei seggi alla Dieta imperiale.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, il governo giapponese si schierò a fianco degli Alleati, con l’obiettivo primario di accaparrarsi i possedimenti tedeschi in Cina e nel Pacifico.
Dopo alcuni mesi di assedio, nel mese di novembre dello stesso anno, i fucilieri della Marina Giapponese penetrarono nella baia navale di Tsingtao, mentre le forze navali si erano impadronite delle isole tedesche del Pacifico a nord dell’equatore: le Caroline, le Marshall e le Marianne.
Il Giappone approfittò del fatto che l’attenzione degli occidentali fosse totalmente incentrata sul fronte europeo per aprire un’offensiva diplomatica contro la Cina.
Nel mese di gennaio del 1915 il Console giapponese a Pechino consegnò a Yüan Shih-k’ai una lunga lista di richieste, note come «Ventun Domande» che, se accolte, avrebbero di fatto posto la Cina in una posizione di totale subordinazione.
Oltre ad espandere il proprio controllo sui possedimenti tedesci, la Manciuria e la Mongolia Interna, il Giappone cercò di garantirsi il controllo dei maggiori complessi metallurgici della Cina centrale. Al lento procedere dei negoziati con il governo cinese si contrapponeva una veloce espansione del sentimento antinipponico tra la popolazione cinese e la condanna dell’opinione pubblica internazionale costrinse il Giappone ad ammorbidire le proprie richieste che nella nuova formulazione vennero accettate nel maggio del 1915.
L’egemonia giapponese nella Cina settentrionale ed in altre parti dell’Asia fu facilitata dalla sottoscrizione di alcuni patti internazionali. Il primo con la Russia, siglato nel 1916, facilitò il consolidamento dell’influenza giapponese in Manciuria e Mongolia, altri siglati nel 1917 con Francia, Inghilterra e Stati Uniti riconoscevano al Giappone le conquiste territoriali in Cina e nel Pacifico. I prestiti Nishihara (chiamati così dal nome del rappresentante giapponese a Pechino, Nishihara Kamezo) del 1917 e 1918, se da un lato aiutavano il Governo Cinese, dall’altro incrementavano la dipendenza economica della Cina verso l’Impero del Sol Levante.
La fine del regime zarista in Russia ed i disordini conseguenti alla rivoluzione bolscevica in Siberia nel 1917 accrebbero ulteriormente il potere del Giappone in Asia. Volendo approfittare dell’opportunità offerta, l’esercito giapponese pianificò l’occupazione della Siberia fino ad ovest del lago Baikal, negoziando un accordo con la Cina per consentire il transito delle truppe giapponesi attraverso il territorio cinese. Nonostante il numero dei soldati destinati all’impresa fosse stato notevolmente ridimensionato rispetto ai piani, per evitare antagonismi con gli Stati Uniti, oltre settantamila giapponesi si unirono ai più scarni contingenti delle forze alleate, inviate in Siberia nel 1918.
Al termine della guerra, nel corso della conferenza di Versailles (1919), il Giappone riuscì ad ottenere conferma dei suoi diritti in Cina e sugli ex possedimenti tedeschi del Pacifico.
La guerra aveva impresso uno sviluppo senza precedenti all’industria e al commercio giapponesi e nel 1919 il Giappone era entrato di diritto tra le cinque grandi potenze mondiali mentre il suo Imperatore, a causa di un aggravamento delle condizioni di salute neurologica, riunciava definitivamente alla vita pubblica. Il principe ereditario Hirohito avrebbe assunto le funzioni imperiali e il titolo di reggente a partire dal mese di novembre 1921.
Sul piano della politica interna, la conseguenza immediata dello sviluppo economico e territoriale nipponico comportò una decisa trasformazione in senso liberale.
Nel corso della conferenza di Washington, nel 1922, il Giappone acconsentì a ritirare le proprie truppe dallo Shandong e dalla Siberia (dove erano intervenute in funzione antibolscevica nel 1918) e a ridurre gli armamenti navali. Ma la politica conciliante dei liberali aveva suscitato l’ostilità di alcuni membri conservatori del Consiglio imperiale che insistevano perché il Giappone continuasse la sua politica di espansione territoriale sul continente cinese.
Il periodo Taishō si conclude il 25 dicembre del 1926 con la morte per attacco cardiaco dell’Imperatore Yoshihito.

L'autore

Marco Forti

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Maestro di Karate e Reiki. Insegna Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu (sistematizzazione didattica moderna dei metodi di combattimento storici di Okinawa che hanno dato origine al karate classico, disciplina interamente finalizzata all’autodifesa) e Usui Reiki a Cesena.