Periodo Nara (710-794)

Le grandi riforme del periodo Asuka avevano portato all’introduzione del modello di governo politico e amministrativo cinese. Nel periodo Nara iniziarono a delinearsi i primi segnali di crisi di tale modello, crisi che si espliciterà definitivamente nel successivo periodo Heian.
La capitale venne trasferita da Fujiwara-kyō alla più grande Heijō-kyō (che in seguito diverrà Nara) più adeguata alle mutate esigenze di corte. La nuova capitale era stata costruita su pianta rettangolare, con strade orientate in direzione nord-sud e est-ovest che la dividevano in isolati uniformi sul modello della ricca e cosmopolita Chang’an (oggi Xian), capitale della Cina Tang. Il palazzo imperiale si trovava nella parte settentrionale della città con l’ingresso rivolto a sud, secondo i dettami della geomanzia cinese. La nobiltà di corte occupava la zona subito a sud del palazzo imperiale mentre la parte più meridionale era riservata agli artigiani e ai commercianti.
Raffigurazione della pianta del tempio Todai-ji a NaraQuesto periodo è caratterizzato da una grande diffusione del Buddismo negli ambienti di corte e dell’aristocrazia. Il Buddismo assurgeva a religione di Stato con conseguente forte influenza sul potere politico. Vennero costruiti numerosi templi buddisti appartenenti a quelle che verranno ricordate come “le sei sette buddiste di Nara”: Hossō, Jōijitsu, Kegon, Kusha, Sanron e Ritsu.
Fu in particolare l’imperatore Shōmu a sostenere il Buddismo. Egli diede ordine di costruire un tempio e un convento di monache in ogni provincia del Giappone. Venne inoltre edificato a Nara il Grande Tempio Orienale (Tōdaiji) la cui sala principale, alta ben 48 metri conteneva una statua in bronzo del Buddha Vairochana alta ben 18 metri dal peso di 450 tonnellate.
Il potere politico del clero buddista cominciò ad essere fonte di seria preoccupazione per le famiglie nobili che vedevano in esso una minaccia alla loro influenza sull’imperatore.

Periodo Heian (794-1185)

Nel 794 con il trasferimento della capitale a Heian-kyō (antico nome di Kyotō) si aprì l’epoca Heian che durò fino al 1185.
Il motivo per cui la capitale venne trasferita sembra essere legato al tentativo di limitare le ingerenze del clero buddista, al quale fu infatti proibito di spostare i templi da Nara o di aprire sedi distaccate nella nuova capitale. Per tale motivo le “sei sette buddiste di Nara”, persero progressivamente potere e due nuove sette importate dalla Cina – Tendai e Shingon – iniziarono a diffondersi.
La prima parte del periodo Heian è caratterizzata dalla continuità politica con il periodo precedente e dallo stato centralizzato secondo il modello cinese, nella seconda fase (periodo Fujiwara 866-1185) il potere centrale si indebolisce, fallisce il modello di stato centralizzato e nascono i domini terrieri o shōen che apriranno la strada al feudalesimo.
A partire dall’inizio del periodo Heian ci fu un intensificarsi dei tentativi di espansione dello stato giapponese in direzione nord-est attraverso una serie di campagne militari contro gli Ainu, che a quell’epoca costituivano ancora una notevole potenza militare ed occupavano i territori ad est del Kantō (la regione dove attualmente si trova Tōkyō) e l’isola settentrionale di Hokkaidō. Gli Ainu saranno sconfitti definitivamente solo nell’876 da Fujiwara Yasunori.
Il periodo Heian è caratterizzato anche dalla giapponesizzazione del Buddismo e dall’ascesa della nuova aristocrazia terriera che, forte delle esenzioni fiscali di cui godeva e del potere militare che pian piano acquisiva per difendersi dagli attacchi, iniziò ad accentrare nuovamente le terre che le leggi dei periodi precedenti avevano distribuito ai piccoli coltivatori.
La corte imperiale si rinchiuse sempre di più in se stessa allontanandosi dai problemi del paese; la nobiltà di corte (kuge) viveva rinchiusa nel palazzo imperiale o nei quartieri nobili di Heian.
La corruzione dominava e gli imperatori perdevano sempre più autorità e potere: di solito abdicavano dopo un breve periodo di regno per non essere più sottoposti a pressioni da parte delle famiglie più potenti e per potersi a loro volta dedicare ai giochi di potere.

Grazie ad una oculata “politica matrimoniale”, la famiglia Fujiwara assunse un grande potere, potere che venne ulteriormente accresciuto quando, nell’858, Fujiwara Yoshifusa, con un colpo di Stato incruento, riuscì a far salire sul trono imperiale un suo nipote di 9 anni autoproclamandosi reggente.
L’apice del potere dei Fujiwara, basato su una potenza economica e militare legata al possesso di grandi shōen, si ebbe attorno all’anno 1000 con Fujiwara Michinaga; questo periodo fu contemporaneamente l’apice della raffinatezza della vita di corte, gli anni in cui nacquero capolavori letterari come il Genji Monogatari ed il Makura no Sōshi.
I Fujiwara iniziarono però ad essere sempre più invischiati nei giochi di potere di corte perdendo progressivamente il contatto con i propri possedimenti periferici; questo, unito al fatto che nel frattempo si stavano affermando nuovi clan come i Taira ed i Minamoto, segnò l’inizio del declino della casata, profondamente minata anche dall’istituto dell’insei, il cosiddetto governo claustrale.
Già dall’inizio del periodo Heian gli imperatori avevano preso l’abitudine di ritirarsi in un convento buddista dopo aver abdicato per sottrarsi agli intrighi di corte pur continuando ad esercitare una forte influenza sugli ambienti politici. Dal 1086 questa consuetudine fu formalizzata istituendo l’insei, un vero e proprio governo presieduto dall’imperatore abdicatario, con una sua corte, i suoi ministri ed i suoi decreti.
Per un periodo di circa settant’anni questa istituzione protesse importanti shōen ed ebbe un potere maggiore di quello della corte imperiale.
Il periodo Heian viene ricordato anche come l’epoca aurea della cavalleria giapponese. Nel 1156 l’imperatore regnante Go-Shirakawa sconfisse l’imperatore abdicatario Sotoku, ponendo fine all’istituto dell’insei; la vittoria fu riportata grazie all’appoggio militare delle già citate famiglie Taira e Minamoto. In seguito a questo aiuto Taira Kiyomori ricevette alte cariche nella corte imperiale diventando Primo Ministro ed esercitando per 25 anni un controllo completo sull’imperatore; alla vittoria su Sotoku aveva contribuito anche Minamoto Yoshitomo, il quale però era stato ripagato con benefici molto inferiori.
Per questo motivo egli si ribellò all’imperatore, ma venne sconfitto ed ucciso da Taira Kiyomori (questa guerra è nota con il nome di conflitto Hōgen). Kiyomori rimase affascinato dalla sposa di Yoshitomo e la prese come propria concubina promettendo di risparmiare la vita ai figli di Yoshitomo – Yoritomo e Yoshitsune – ancora ragazzi, limitandosi ad esiliarli.
Questa debolezza gli fu però fatale in quanto Yoritomo e Yoshitsune si allearono con potenti famiglie della provincia, tra cui molti Taira che erano stanchi della dittatura di Kiyomori.
Essi stabilirono un quartier generale a Kamakura, a sud dell’odierna Tōkyō, e da lì, nel 1180, mossero guerra a Kiyomori. Il conflitto, divenuto famoso col nome di guerra Genpei, durò cinque anni e, grazie all’abilità diplomatica di Yoritomo ed alla grande capacità come condottiero di Yoshitsune, si concluse con la totale sconfitta dei Taira nella battaglia navale di Dan no Ura.

Raffigurazione della battaglia di Dan No Ura che mise fine alla guerra Genpei

Con la fine della guerra Genpei termina il periodo Heian e l’epoca antica e si apre, con il periodo Kamakura, il medioevo giapponese.

L'autore

Marco Forti

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Maestro di Karate e Reiki. Insegna Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu (sistematizzazione didattica moderna dei metodi di combattimento storici di Okinawa che hanno dato origine al karate classico, disciplina interamente finalizzata all’autodifesa) e Usui Reiki a Cesena.