Il periodo Meiji (1868-1912)

L'Imperatore Mutsuhito

L’Imperatore Mutsuhito

L’inizio dell’era Meiji fu sancito ufficialmente in seguito all’emanazione di un rescritto imperiale (aprile 1868) con il quale veniva abolito il feudalesimo e si apriva l’era della modernizzazione, con profonde modifiche nella struttura politica, sociale ed economica del Paese.

La capitale venne trasferita da Kyoto a Edo – ribattezzata in Tokyo – ove si stabilì l’imperatore Mutsuhito e la schiera degli ex funzionari shogunali che, posti in posizioni chiave nella nuova burocrazia, avrebbero avuto un ruolo centrale nell’esercizio del potere.
Vennero innanzitutto abolite le classi sociali ed i privilegi riservati ai Samurai.
Per questo, nel febbraio del 1877 scoppiò una rivolta, passata alla storia come “Rivolta di Satsuma”, guidata da Saigo Takamori, inizialmente tra i fautori della modernizzazione ma in seguito deluso per il crollo delle antiche istituzioni. La rivolta venne repressa dopo otto mesi di sanguinose lotte e Saigo Takamori si tolse la vita, con il rituale del seppuku, nel settembre dello stesso anno.
Nel 1889 venne promulgata una nuova costituzione che prevedeva l’elezione di una Dieta bicamerale. Nonostante l’adozione di un sistema parlamentare, la pesante burocratizzazione e la preservazione di tutti i poteri dell’Imperatore – in particolare la facoltà di legiferare e il potere di dichiarare guerra e proclamare la pace – fecero sì che, di fatto, il Giappone restasse una monarchia assoluta.
A tale situazione politica si contrappose una modernizzazione economica dai ritmi straordinariamente rapidi. Grazie alla costituzione delle cosiddette zaibatsu (associazioni di banchieri e commercianti, con l’appoggio delle gerarchie militari) vennero costruite grandi industrie metallurgiche, minerarie e tessili e venne costruita un’imponente rete elettrica e ferroviaria.
Le riforme del governo Meiji avevano dato una significativa priorità anche alle costruzioni navali e alla creazione di un efficace esercito e di una moderna marina militare.
Il Giappone inviò un buon numero di ufficiali militari all’estero per addestrarsi e per valutare le strategie e le tattiche degli eserciti e delle marine militari europee.
Inoltre l’apparato burocratico imperiale si servì di consiglieri militari francesi e tedeschi per la creazione dell’Esercito Imperiale Giapponese e di consiglieri britannici e statunitensi per la creazione della Marina Imperiale Giapponese.
Molte delle nuovissime navi da guerra furono costruite in cantieri britannici, francesi e tedeschi.
Il Giappone, grazie all’abolizione dei trattati firmati dai Tokugawa nel 1853, riconquistò un rapporto diplomatico paritario con le potenze occidentali e, forte della consapevolezza delle enormi potenzialità nella fornitura di mezzi di difesa da parte delle nuove industrie, iniziò un piano di espansione territoriale ai danni dei Paesi dell’estremo oriente continentale.
Nel 1894 scoppiò la guerra con la Cina.
L’Esercito Imperiale Giapponese, sbarcato in Corea, sconfisse il male equipaggiato Esercito Beiyang nella battaglia di Pyongyang e si spinse rapidamente a nord nella Manciuria.
Nel settembre dello stesso anno la Marina Imperiale Giapponese distrusse 8 su 12 delle navi da guerra della Marina Beiyang costringendo la flotta cinese a ritirarsi dietro le fortificazioni di Weihaiwei dove fu assalita di sorpresa dalle truppe di terra giapponesi che nel frattempo avevano superato le difese del porto.
Nel successivo mese di novembre l’esercito giapponese massacrò migliaia di civili cinesi in quello che passò alla storia come Massacro di Porth Arthur (nuovo nome della località precedentemente nota come Lüshunkou o Lushun).
Nel febbraio del 1895 le truppe giapponesi si spinsero fino alla Cina settentrionale arrivando a controllare, nel mese di marzo, tutte le posizioni fortificate che controllavano l’accesso al mare dalla capitale cinese.
La Cina sconfitta firmò il trattato di Shimonoseki il 17 aprile 1895.
Il Trattato concedeva l’indipendenza totale alla Corea e cedeva la penisola di Liaodong nella provincia meridionale di Fengtian, la Manciuria, Taiwan e le isole Pescadores al Giappone.
Fu solo grazie all’intervento di alcune potenze europee, che il Giappone non poté annettersi la penisola di Liao-tung, che venne data in concessione alla Russia.
In seguito la Russia (nel 1898) si accordò con la Cina per lo sfruttamento della base navale di Port Arthur per un periodo di venticinque anni.
Nel frattempo, l’esercito russo occupò gran parte della Manciuria, e la Russia iniziò a competere con il Giappone per le sue mire espansionistiche in Corea.
Nel 1900 il Giappone si schierò con gli occidentali in Cina, nella cosiddetta guerra dei boxers, ottenendo di fatto libertà d’azione in Manciuria.
In seguito alle tensioni provocate dalle mire espansionistiche della Russia in Corea, il governo giapponese provocò nel 1904 lo scoppio della guerra contro la Russia.
Il conflitto, estremamente sanguinoso venne combattuto principalmente per il possesso della città di Port Arthur sulla penisola di Liadong nella Manciuria meridionale, grande base navale russa ben fortificata.
Poiché i giapponesi avevano la necessità di controllare il mare in modo da poter portare il proprio esercito sul continente asiatico, il loro primo obiettivo militare fu quello di neutralizzare la flotta russa di stanza a Port Arthur con attacchi dal mare.
Truppe giapponesi, nel frattempo, erano sbarcate in vari punti della costa della Manciuria e cominciarono a sospingere l’esercito russo verso Port Arthur.
In questi scontri i giapponesi soffrirono perdite rilevanti, ma l’esercito russo tenne un atteggiamento passivo e rinunciò quasi sempre ad operazioni di contrattacco.
Il Giappone cominciò un lungo assedio a Port Arthur, che era però stata pesantemente fortificata dai russi.
Nel mese di agosto del 1904 la flotta russa tentò di rompere l’assedio e proseguire verso Vladivostok, ma fu intercettata e sconfitta nella battaglia del Mar Giallo. Il resto della flotta russa rimase a Port Arthur sotto il fuoco delle forze d’assedio.

Ogni tentativo di soccorso da parte delle forze di terra russe fallì e, dopo la battaglia di Liaoyang verso la fine di agosto, i russi si ritirarono a Mukden (l’odierna Shenyang).
Port Arthur cadde il 2 gennaio 1905, dopo una serie di combattimenti molto sanguinosi.
Nonostante la Russia avesse un esercito più numeroso di quello giapponese, le numerose sconfitte avevano lasciato il segno.
Nel corso del 1905 la Russia fu scossa dalla rivoluzione interna che mise a dura prova la stabilità del governo.
In Russia si preferì quindi negoziare una pace che permettesse di concentrarsi sulle questioni interne.
L’offerta di mediazione del presidente americano Theodore Roosevelt condusse al Trattato di Portsmouth (New Hampshire), nel settembre 1905.
La Russia cedette al Giappone la metà meridionale dell’isola di Sakhalin, che era stata sino ad allora sotto il dominio russo (l’isola tornerà ai russi nel 1952 con il Trattato di San Francisco dopo la Seconda Guerra Mondiale).
I Russi dovettero inoltre rinunciare al controllo della base navale di Port Arthur e della penisola circostante; dovettero ritirarsi dalla Manciuria e riconoscere la Corea come una zona di influenza giapponese.
Il Giappone in seguito si annesse la Corea (1910) scatenando le proteste internazionali.
La morte di Mutsuhito, nel 1912, pose fine all’era Meiji, ma non all’epoca dell’espansionismo nipponico.

 

L'autore

Marco Forti

Facebook Twitter Google+

Maestro di Karate e Reiki. Insegna Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu (sistematizzazione didattica moderna dei metodi di combattimento storici di Okinawa che hanno dato origine al karate classico, disciplina interamente finalizzata all’autodifesa) e Usui Reiki a Cesena.