Il periodo Azuchi-Momoyama (1573-1603)

Oda NobunagaDopo quasi un secolo di guerre e la disgregazione politica del Giappone ai massimi livelli, nella seconda metà del XVI secolo, per opera di tre abili condottieri e uomini politici – Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Ieyasu Tokugawa – ha inizio la riunificazione del Paese.

Il primo, Oda Nobunaga (1534-1582), riuscì nel 1559 ad assumere il controllo sulla provincia di Owari (a nord est di Kyōto, vicino alla moderna città di Nagoya).
Come altri signori del tempo, anche Nobunaga ambiva a riunificare il Giappone e nel 1568, sfruttando strategicamente la posizione territoriale favorevole del proprio feudo, riuscì ad occupare la capitale Kyōto dove si stabilì.
Continuò con efferata crudeltà a combattere e ad eliminare i propri rivali tra i quali si contavano anche alcuni militanti di importanti sette buddiste, in particolare della setta Ikkō (detta della Pura Terra) che era diventata molto potente in numerose province.
La rapida ascesa di Nobunaga disturbò molti daimyō come Yoshikage Asakura di Echizen, i Miyoshi e i Takeda, a cui si unirono i monaci guerrieri del tempio Enryakuji e gruppi di seguaci della setta Ikkō. La guerra che ne seguì e che durò tre anni vide Nobunaga vincitore grazie alla determinazione e al tempismo dei suoi attacchi, ma soprattutto grazie all’abilità come condottiero del suo alleato Ieyasu Tokugawa e alla morte prematura del suo principale nemico Shingen Takeda. Nobunaga si distinse per la brutalità con cui rase al suolo il tempio Enryakuji trucidando tutti i suoi monaci; sterminò inoltre, tre anni più tardi, 20 mila seguaci della setta Ikkō (inclusi donne e bambini) nella loro fortezza di Nagashima.
Ormai padrone della parte centrale di Honshū, Nobunaga spostò le proprie mire espansionistiche a nord-est e a ovest.
Tra il 1576 e il 1578 egli condusse una campagna militare contro Kenshin Uesugi, abile condottiero ed ex alleato di Nobunaga nella sua lotta contro i Takeda. Uesugi inflisse diverse sconfitte alle truppe di Nobunaga ma, probabilmente malato, morì nel 1578, prima dello scontro definitivo con le armate di Nobunaga.
Alla sua morte il clan degli Uesugi fu dilaniato da lotte interne divenendo facile preda dei generali di Nobunaga.
Riuscì poi ad avere la meglio sui Mōri, ad ovest, costringendoli alla resa nel 1580.
Nei due anni successivi Nobunaga sconfisse i clan guerrieri della provincia di Iga e le truppe rimaste del clan Takeda nello Shinano e nel Kai.
Nel 1582, ormai padrone di tutta l’isola maggiore del Giappone (Honshū), rientrò nel castello di Azuchi e ricevette dalla corte imperiale la carica di Shōgun. Subito dopo venne però ucciso dal generale Mitsuhide Akechi che, ribellandosi al suo signore, attaccò di sorpresa Nobunaga mentre si trovava nel tempio Honnōji.
Akechi riuscì facilmente ad avere la meglio sulla piccola scorta di Nobunaga e diede fuoco al tempio. Il corpo di Nobunaga non venne mai ritrovato; si pensa sia morto tra le fiamme o si sia ucciso per evitare di cadere nelle mani del nemico.
Akechi spedì un messaggio a Terumoto, il capo del clan Mōri, per informarlo dell’uccisione del comune nemico ma il messaggero venne catturato dagli uomini di Hideyoshi, generale del clan di Nobunaga.
Hideyoshi riuscì facilmente a concludere la pace con i Mōri, stremati da un lungo assedio, che acconsentirono a lasciargli i territori già conquistati e si diresse a marce forzate verso Kyōto, cogliendo di sorpresa Akechi e presentandosi ai funerali di Oda Nobunaga con la testa del suo uccisore.
Hideyoshi era improvvisamente assurto allo stesso livello dei grandi feudatari di Nobunaga ed aveva buone credenziali per partecipare alla discussione sulla scelta del suo successore.
Su questo punto i generali di Nobunaga si divisero in due fazioni che condussero una trattativa piuttosto accesa e riuscirono ad accordarsi su una spartizione dei feudi ma non sul nome del successore.
Le lotte che seguirono videro ancora protagonista Hideyoshi che approfittò del successivo periodo di tregua per consolidare i propri domini, tenendo per sé il cuore dei possedimenti e distribuendo ai vecchi vassalli di Nobunaga e ai propri generali i territori circostanti, stringendo alleanze con i clan dei Mōri e degli Uesugi.
La corte imperiale nell’aprile del 1584 lo nominò Ministro degli Interni ma ben presto egli riprese le campagne militari per estendere i propri domini.
Verso la fine del 1585 Hideyoshi, nominato reggente dell’Imperatore, invase l’isola di Kyūshū ottenendo una facile vittoria contro il clan Shimazu.
Ormai tutto il Giappone era nelle mani di Hideyoshi.
Il Kantō fu assegnato a Ieyasu Tokugawa che si trasferì dal suo feudo originario di Mikawa a Edo. Ma Hideyoshi accecato dalla brama di potere tentò la conquista dell’impero cinese.
Dopo aver inutilmente cercato di ottenere la collaborazione della Corea per il passaggio delle truppe, nel 1592 Hideyoshi inviò un esercito di 200 mila uomini per invaderla.
La prima fase della guerra fu positiva per l’esercito giapponese che riuscì ad occupare Seul e Pyongyang e a raggiungere i confini della Manciuria. La situazione però si rovesciò con l’arrivo di un grosso esercito cinese che costrinse le truppe giapponesi, nel febbraio del 1593, a ritirarsi da Pyongyang mentre la flotta giapponese subiva una serie di pesanti sconfitte dalle navi tartaruga dell’ammiraglio coreano Yi Sun Shin.
Hideyoshi cercò quindi, senza successo, di imporre all’imperatore cinese condizioni di pace favorevoli.
Al rifiuto del sovrano, Hideyoshi ordinò una nuova invasione che però non ebbe alcun successo. La flotta giapponese venne sbaragliata e le truppe di terra costrette a subire un lungo assedio nella fortezza di Ulsan. La guerra fu definitivamente interrotta dalla morte di Hideyoshi nel settembre del 1598.
La successione di Hideyoshi fu piuttosto tormentata.
Nel 1598 Hideyoshi aveva nominato Ieyasu Tokugawa tra i cinque reggenti che dovevano assicurare la successione al figlio Hideyori.
Subito dopo la morte di Hideyoshi, Ieyasu cominciò a minacciare gli altri reggenti cercando di ingrandire i propri possedimenti a loro spese e stringendo una serie di alleanze militari con signori delle province orientali.
Ben presto si formò contro di lui una coalizione di potenti feudatari che portò alla più grande battaglia della storia giapponese: la battaglia di Sekigahara.
Gli eserciti che contavano in totale oltre 160 mila uomini si scontrarono il 21 ottobre 1600 a Sekigahara. Kobayakawa Hideaki a metà battaglia si unì a Ieyasu tradendo la coalizione e portando l’esercito di Tokugawa alla vittoria.

La battaglia di Sekigahara

La battaglia di Sekigahara

Ishida Mitsunari, a capo della coalizione nemica, fu catturato e giustiziato a Kyōto insieme ai suoi principali alleati.

Ieyasu era di fatto il padrone del Giappone e la sua supremazia fu riconosciuta dalla corte imperiale che gli conferì il titolo di Shōgun (1603).

L'autore

Marco Forti

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Maestro di Karate e Reiki. Insegna Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu (sistematizzazione didattica moderna dei metodi di combattimento storici di Okinawa che hanno dato origine al karate classico, disciplina interamente finalizzata all’autodifesa) e Usui Reiki a Cesena.