Nella lingua giapponese la struttura degli aggettivi e dei pronomi dimostrativi è influenzata dalla distanza fisica degli oggetti cui si fa riferimento da colui che parla e da colui che ascolta. Si fa riferimento ad essi come al sistema «ko-so-a-do» dalla prima sillaba di tali parole. I termini col prefisso ko- si riferiscono a cose vicine a colui che parla, con so- a cose vicine a colui che ascolta con a- a cose distanti sia da chi parla che da chi ascolta. Con do- si costruiscono le domande.
1. kono/sono/ano/dono + sostantivo
Non possono essere usati da soli, devono essere seguiti dal sostantivo cui fanno riferimento:
Kono hon – questo libro (vicino a me)
Sono hon – quel libro (vicino a te)
Ano hon – quel libro (lontano sia da me che da te)
Dono hon – quale libro?
2. kore/sore/are/dore
Non possono essere seguiti dal sostantivo e rimpiazzano i precedenti quando l’oggetto di cui si parla è inequivocabile.
Esempio:
Kono hon o yomimashita – Ho letto questo libro
Kore o yomimashita – Ho letto questo.
3. koko/soko/asoko/doko
Vengono utilizzati per i luoghi.
Esempio:
Shibuya eki wa doko desu ka – Dov’è la stazione di Shibuya?
Asoko desu! Ano biru no tonari desu! – È là. È dietro quell’edificio.
TABELLA «KO-SO-A-DO»
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KO- |
SO- |
A- |
DO- |
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cose |
kono + sost. |
sono + sost. |
ano + sost. |
dono + sost. |
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kore |
sore |
are |
dore |
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luoghi |
koko |
soko |
asoko |
doko |
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direzioni |
kochira |
sochira |
achira |
dochira |
Nota: il gruppo “kochira” può anche essere usato come forma più educata dei gruppi “kore” e “koko”. Esempio:
Asoko de omachi kudasai. Aspetti là per cortesia.
Achira de omachi kudasai. Aspetti là per cortesia (più formale ed educato).
DIALOGO
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Claudio |
Ohayō Gozaimasu |
Buongiorno (lett.: buon mattino) |
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Kimiko |
Ohayō Gozaimasu |
Buongiorno (lett.: buon mattino) |
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Claudio |
Sore wa nan desu ka |
Cos’è quello? (con l’uso di sore Claudio si riferisce ad un oggetto vicino a Kimiko) |
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Kimiko |
Kore desu ka. |
Questo? |
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Claudio |
Sore mo anata no desu ka |
Anche quello è tuo? |
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Kimiko |
Iie, kono konpyūtā wa tomodachi no desu |
No, questo computer è di un amico |
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Claudio |
Kore wa nihongo de nan desu ka |
Questo come si chiama in giapponese? |
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Kimiko |
(Nihongo de) sore wa “denwa” desu |
(In giapponese) si chiama “telefono” |
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Claudio |
Are wa nan desu ka. |
E quello là cos’è? (con l’uso di are Claudio si riferisce ad un oggetto lontano da entrambi). |
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Kimiko |
Are wa hon desu, kore wa shinbun desu. |
Quello là è un libro, questo è un quotidiano. |
Scrittura hiragana
Continuiamo ora con qualche esercizio di scrittura hiragana.
In questa lezione impareremo come tracciare i caratteri:
さ (sa) · し (shi) · す (su) · せ (se) · そ (so)
come al solito aiutandoci con la tabella sottoriportata per seguire correttamente l’ordine e la direzione dei tratti.
Kanji
Introduciamo ora un nuovo kanji: yama che nei composti si legge san o, in certi casi, per ragioni eufoniche, zan. Questo kanji significa montagna. Ricordo ancora che i kanji hanno due modi di lettura, o pronunce, la pronuncia on e la pronuncia kun. La lettura “kun” è usata prevalentemente quando il kanji è isolato sia come parola a se stante sia quale aggettivo o radice verbale. La lettura “on” è basata sulla pronuncia originale cinese del kanji ed è usata tipicamente quando il kanji è parte di una parola composta, vale a dire scritto con almeno un altro kanji per formare una parola. Un kanji può avere più di una lettura on e/o più di una lettura kun. Riportiamo quindi la/le lettura/e kun in minuscolo e la/le lettura/e on in maiuscolo.

yama / SAN
Così, ad esempio, avremo:

… ed anche per questa lezione è tutto!