Nihongo - Quarta lezione

I VERBI - PRIMA PARTE

In questa lezione introduciamo l'argomento verbi.
Abbiamo già accennato nel corso della prima lezione che una delle caratteristiche della lingua giapponese è che il verbo viene solitamente posto alla fine della frase.
Poiché il soggetto è spesso omesso (come vedremo nel dialogo di questa lezione), il verbo assume un'importanza basilare per la comprensione della frase.
La coniugazione dei verbi giapponesi è piuttosto semplice; non vi sono infatti differenze per indicare la persona, il numero o il genere.

Partendo dalla cosiddetta forma da dizionario, possiamo dividere i verbi in tre gruppi:

  1. verbi che terminano in -u (chiamati anche verbi godan):
    Esempi di verbi del 1° gruppo
    hanasu parlare
    kaku scrivere
    kiku ascoltare
    nomu bere

     

  2. verbi che terminano in -iru e in -eru (o verbi ichidan):

     

    Esempi di verbi del 2° gruppo
    verbi che terminano in -iru kiru indossare
    miru vedere
    okiru alzarsi
    shinjiru credere
    verbi che terminano in -eru akeru aprire
    deru uscire
    neru dormire
    taberu mangiare



    ATTENZIONE: Ci sono alcune eccezioni. I verbi che seguono, pur terminando in -iru o -eru appartengono al 1° gruppo:

    hairu entrare
    hashiru correre
    iru avere bisogno
    kaeru tornare
    kagiru limitare
    kiru tagliare
    shaberu vibrare
    shiru sapere



  3. verbi irregolari. Ce ne sono solo due: kuru (venire) e suru (fare). Il verbo "suru" è probabilmente quello più utilizzato in giapponese in quanto viene anche utilizzato in combinazione con nomi per trasformarli in verbi.
    Perplessi? ... allora ecco qualche esempio:
benkyou suru studiare
ryokou suru viaggiare
yushutsu suru esportare
dansu suru ballare



Bene ... nella prossima lezione continueremo l'argomento verbi prendendo in esame le coniugazioni.

Proseguiamo ora con un nuovo dialogo:

 dialogo: colazione


Claudio Ohayō Gozaimasu Buongiorno
(lett.: buon mattino)
Kimiko Ohayō Gozaimasu Buongiorno
(lett.: buon mattino)
Claudio Pan o tabemasu ka Vuoi del pane?
(lett: mangi del pane?)
Kimiko Tabemasu
(lett.: lo mangio)
Claudio Tamago o tabemasu ka Vuoi delle uova?
(lett.: mangi delle uova?)
Kimiko Tabemasen No
(lett.: non le mangio)
Claudio Soredewa ringo o tabemasu ka Allora, vuoi una mela?
(lett.: Allora mangi mela?)
Kimiko Tabemasu
(lett.: la mangio)
Claudio Kōhī o nomimasu ka Vuoi del caffè?
(lett.: bevi del caffè?)
Kimiko Nomimasu
(lett.: lo bevo)
Claudio O kashi o tabemasu ka Prendi dei dolci?
(lett.: mangi dei dolci?)
Kimiko Iie, kekkō desu No, basta così
(lett.: No, è perfetto)


Nota: Dal dialogo avrete notato come, in giapponese, per rispondere sì o no in maniera diretta alle domande, si utilizzano raramente le parole hai e iie; si preferisce ripetere il verbo nella sua forma affermativa o negativa.

Scrittura hiragana

Continuiamo ora con qualche esercizio di scrittura hiragana.
In questa lezione impareremo come tracciare i caratteri

 (ta)

 (chi)

 (tsu)

 (te)

 (to)

come al solito aiutandoci con la tabella a lato per seguire correttamente l'ordine e la direzione dei tratti

hiragana

Kanji

Introduciamo ora un nuovo kanji: oo che nei composti si legge dai o, in certi casi, per ragioni eufoniche, tai. Questo kanji significa grande.
Ricordo ancora che i kanji hanno due modi di lettura, o pronunce, la pronuncia on e la pronuncia kun.
La lettura "kun" è usata prevalentemente quando il kanji è isolato sia come parola a se stante sia quale aggettivo o radice verbale.
La lettura "on" è basata sulla pronuncia originale cinese del kanji ed è usata tipicamente quando il kanji è parte di una parola composta, vale a dire scritto con almeno un altro kanji per formare una parola.
Un kanji può avere più di una lettura on e/o più di una lettura kun. Riportiamo quindi la/le lettura/e kun in minuscolo e la/le lettura/e on in maiuscolo.

oo(kii)/DAI/TAI    oo(kii)/DAI/TAI

Così, ad esempio, avremo:

esempio di uso del kanji

... e anche per questa lezione è tutto!